Genius Loci

Remains of Memories

A volte, percorrendo quei gangli vitali che sono le nostre strade, quel sistema di vene, arterie e capillari che incanalano il fluire delle nostre vite attraverso quell’immenso organismo che è il nostro spazio ed il nostro tempo, a volte ci si imbatte – improvvisamente – nel profondo silenzio che è il ricordo di chi ha lasciato sé stesso su quel fazzoletto d’asfalto.
Vedi scritte e fiori ormai spenti, frammenti di esistenze legati ad un albero o ad un palo ed il mondo, il fragore che ti circonda, semplicemente, cessa di esistere. Guardiamo, e non vediamo, tanti di questi sacer locus lungo il nostro cammino. Guardiamo e fuggiamo via, perché sono tanti, perché ci fanno paura. Ma se ci fermiamo ad osservare, allora ci accorgiamo del baluginio che la vita lì ha lasciato, delle tracce della memoria che non vuole spegnersi.
Allora guardiamo il profondo silenzio di quei fiori, di quelle scritte, per riuscire ad ascoltarlo. Poi ci voltiamo, verso la strada, verso quel fiume di vite che proprio lì ne ha lasciata cadere una e vediamo un mondo che non si ferma, che non ascolta, un mondo fatto – quello sì – di fantasmi che si sovrappongono sfumando l’uno nell’altro, in un mosaico di attimi, di illusioni, di forme.
Il silenzio ci accompagna, ci osserva dai bordi delle nostre strade, ci invita.
Il silenzio ci chiede, solo, di essere ascoltato.

Questo lavoro, che fa parte di un progetto più ampio incentrato su Roma, la mia “Ghost city“, è basato su una serie di dittici che vede contrapposti la foto (perlopiù singola) di quello che, dall’antichità, contrassegniamo come sacri luoghi – il luogo del trapasso, il luogo ove ricordare deponendo fiori, oggetti, dimostrazioni d’amore – e un mosaico di più scatti che guardano verso la strada dove qualcuno, o qualcosa, ha innescato quel meccanismo di morte che finisce per sconvolgere tante vite.
Quel mosaico rappresenta, ai miei occhi, il tempo che passa – indifferente – sovrapponendo storie ed esistenze a un monito che, anche quando l’ultimo fiore, l’ultimo peluche, saranno scomparsi e l’ultima scritta sarà cancellata, resterà lì, a suggerirci di rallentare, sulla strada e nella vita, per non perdere di vista quello che davvero conta.
Ogni dittico ha una sua continuità e relazione, negli effetti e nei toni, che non necessariamente lascia omogenea la serie nel suo insieme. Ciò volutamente, perché ognuno di questi luoghi che mi sono fermato a visitare “vive” di vita propria e ti suggerisce, di volta in volta, cosa riprendere e come interpretarlo.